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Giordano Bruno muore a Roma il 17 febbraio 1600, esattamente 421 anni fa. Muore in quel tragico rogo di Piazza Campo de’ Fiori (così chiamata, già allora, perché vi si svolgeva il quotidiano mercato dei fiori) che tragicamente simboleggia, diremmo, la fine del Rinascimento; e l’avvio di quella fase di temporanea stagnazione intellettuale, immediatamente posteriore al Concilio di Trento, che s’attenuerà solo nel Seicento. Secolo ingiustamente bistrattato, troppo spesso visto, dagli studiosi (non solo per quanto ha riguardato l’Italia) sotto i profili unicamente della Controriforma, dello spagnolismo, dell’Inquisizione trionfante su “streghe”, “maghi” e spiriti liberi (e, perciò, eretici: come Bruno, appunto, poi Campanella e Galileo).